In questi giorni sono moltissimi gli italiani a letto con l’influenza o il Covid. Ecco il rischio che molti purtroppo ignorano.
Alzi la mano chi non ha mai avuto l’influenza. Sin da piccoli sappiamo, per esperienza diretta, che durante la stagione fredda è difficile scampare a qualche giorno a letto con la febbre, o comunque con un malessere generale: tosse e/o raffreddore, mal di testa, dolori alle articolazioni e chi più ne ha più ne metta. Ma abbiamo sempre saputo che, superata la fase acuta, il nostro organismo guarisce e torna alla carica forte come e più di prima. Ora, a quanto pare, non è (sempre) più così.
Tutti noi abbiamo sentito parlare del Long Covid, cioè della persistenza dei sintomi del contagio dal virus Sars-CoV-2. La novità di questo strano autunno-inverno 2023 è il “Long Flu”, ovvero l’influenza stagionale che non passa. Di cosa si tratta esattamente? E quali sono i sintomi che la contraddistinguono? Scopriamolo insieme.
I sintomi del Long Flu sono molto simili a quelli del Covid: stanchezza e spossatezza persistenti, forte mal di gola, tosse fastidiosa. E, curiosamente, a farne le spese sono anche e soprattutto i giovani, come spiega il virologo Fabrizio Pregliasco. Come mai? In un nuovo studio pubblicato su eClinicalMedicine, l’esperto spiega che le infezioni da Sars-CoV-2 e la classica influenza stagionale sono quasi identiche. Anche le forme respiratorie influenzali, infatti, possono avere un lungo strascico dopo la fase acuta della sintomatologia respiratoria. E chi ci sta passando sa bene quanto la cosa possa essere spiacevole.
Dopo l’influenza – sottolinea Pregliasco – può esserci un prolungamento della malattia, con una sintomatologia che perdura oltre i canonici 4-5 giorni, legata alle condizioni del paziente. Fra i sintomi che non si “fermano”, per esempio, c’è il mal di gola: anche se l’infezione se ne è andata, l’infiammazione resta.
E guai a considerare l’influenza non è una malattia banale: sia per i soggetti “fragili”, sia per i giovani ci sono rischi in agguato se non si adotta prudenza e buonsenso. La raccomandazione, dunque, è quella di curarsi bene con un’automedicazione responsabile: l’uso di antinfiammatori solo per azzerare i sintomi è sbagliato perché, conclude Pregliasco, “questo fa il gioco del virus”.
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