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Cultura e Spettacolo

Il babà non sarebbe nato a Napoli: la leggenda dice che arrivi da qui

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Emiliano Fumaneri

Babà: è uno dei simboli di Napoli. Ma il dolce napoletano per definizione sarebbe nato altrove, narra una leggenda.

Sul piano culinario Napoli fa rima con pizza, caffè e babà. Una sorta di trinità gastronomica che ha reso celebre in Italia e nel mondo la città del Vesuvio. Si può immaginare un dolce più napoletano del babà? Impresa difficile. Eppure una leggenda narra che il babà non sarebbe nato a Napoli.

Il babà non è nato a Napoli, possibile? – napoli.cityrumors.it

Esattamente così. Per quanto possa sembrare assurdo e campato in aria, alle origini la storia dell’iconico dolce da forno a pasta lievitata con lievito di birra si è svolta lontano dal celebre Golfo. Protagonista incontestato della pasticceria napoletana, il babà è presente in tante versioni.

C’è il babà classico, bagnato al rum, ma c’è anche il babà rivisitato e bagnato al limoncello. Per i più golosi, infine, ci sono anche le versioni ricoperte di panna o imbottite di crema pasticciera. Il babà però è meno partenopeo di quanto possiamo pensare.

Babà, il leggendario dolce non è nato a Napoli

In origine il babà era un dolce a lievitazione naturale. Si chiamava babka ponczowa. Esattamente, il babà è nato in Polonia, inventato agli inizi del Settecento da re Stanislao Lesczynski. A quanto si sa il sovrano polacco era ghiotto di dolci, ma non amava particolarmente il dolce tipico della Polonia: il kugelhupf, fatto con farina finissima, burro, zucchero, uova e uva sultanina.

Ecco dove è nato il babà, diventato uno dei simboli della napoletanità più verace – napoli.cityrumors.it

Grazie all’aggiunta di lievito di birra all’impasto del kugelhupf, la pasta di questa specialità polacca raggiungeva comunque una consistenza soffice e spugnosa. Non abbastanza però per re Stanislao che una volta, esasperato da un dolce che trovava comunque troppo asciutto, si infuriò e finì per scagliarlo dall’altra parte del tavolo, dove giaceva una bottiglia di rum.

Il caso volle che il dolce malamente allontanato dal monarca finisse per inzupparsi nel liquore rilasciando nell’aria un aroma inebriante e stavolta molto gradito non solo alle narici, ma anche all’ugola del re. Si dice infatti che talvolta Stanislao amasse anche alzare il gomito. Così assaggiò il kugelhupf inzuppato di rum e il resto della storia, beh, è facile da intuire.

In onore del protagonista di Le Mille e Una Notte – libro molto amato dal re – il nuovo dolce venne chiamato Alì Babà. Attraverso la figlia di Stanislao, andata in sposa al re di Francia Luigi XV, il babà approdò a Parigi dove la rampolla del sovrano di Polonia si era portata dietro il pasticcere di corte, tale Nicolas Stohrer.

A perfezionare la ricetta del dolce – il cui nome venne abbreviato in Babà – contribuì la maestria dei pasticceri parigini che gli diedero la forma definitiva di un cappello. Il Babà arrivò a Napoli grazie ai Monsù, i cuochi francesi che prestavano servizio presso la nobiltà partenopea. Inutile dire che fu amore a prima vista e il Babà (con la seconda b rigorosamente raddoppiata) divenne uno dei simboli di Napoli. 

Emiliano Fumaneri

Veronese di nascita, ho vissuto molti anni in Trentino-Alto Adige (Merano, Trento, Rovereto). Vivere in una regione di confine così ricca di storia e di strazi ha suscitato in me la passione per le lingue straniere e la curiosità per culture e costumi differenti. Mi appassionano anche la geopolitica e le tematiche ambientali.

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