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Il paradosso di San Gregorio Armeno: nessuno compra! E spunta la “tassa” d’accesso

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San Gregorio Armeno tra paradossi e proposte controverse: turisti che non comprano e l’idea di una tassa d’accesso

Se esistesse una classifica delle strade più famose al mondo durante il Natale, San Gregorio Armeno sarebbe senza dubbio al primo posto. La celebre via napoletana, regno indiscusso del presepe, in questo periodo si riempie di persone che vanno e vengono, creando una sorta di “fiume umano”.

Il grido d’aiuto dei maestri presepiali di San Gregorio Armeno (Foto: Ansa) – napoli.cityrumors.it

Ma, come in tutte le storie di successo, c’è un paradosso: nonostante il caos, gli artigiani si lamentano. E ora, come se non bastasse, qualcuno ha proposto una “tassa d’accesso” per camminare tra i presepi. Sì, hai capito bene, entrare a passeggiare per quella piccola stradina potrebbe costare più di una pizza.

Passeggiando per San Gregorio Armeno, il panorama è quello tipico di una Napoli in festa: luci, profumo di pizza e sfogliatelle e una folla di visitatori armati di smartphone pronti a scattare foto a ogni statuina. “Sembrano turisti, ma sono tutti fotografi“, sbotta Peppe, artigiano storico della via, che tra una chiacchiera e un sorriso tira fuori la sua verità. “Guardano, scattano, e passano alla bancarella successiva senza comprare nemmeno un pastorello. Altro che boom economico, qui stiamo facendo beneficenza!”

Eppure, è impossibile non notare quanto i visitatori siano attratti dai nuovi “vip” del presepe: da Sinner, con tanto di racchetta, a improbabili figurine di influencer. Ma, a quanto pare, il fascino delle novità non basta a far aprire il portafogli. E allora, Peppe si improvvisa anche guida turistica: “Sai quante volte mi chiedono dove si trova il Cristo Velato? Altro che presepi, ormai sembriamo un ufficio informazioni!”

Una tassa per vedere i presepi: genio o follia?

In mezzo al caos natalizio, spunta la proposta del consigliere comunale Gennaro Esposito: un ticket d’accesso di cinque euro per regolare il flusso e finanziare il miglioramento della zona. L’idea, però, non piace a tutti. Marco Ferrigno, maestro presepiale, è tra i primi a storcere il naso: “San Gregorio Armeno è di tutti! Con cinque euro qui ti mangi una pizza e una bibita, chi pagherebbe per camminare tra le bancarelle?”

Ferrigno, però, non nega che qualcosa vada fatto per gestire l’overtourism. “Si potrebbero mettere varchi con un sistema di conteggio elettronico, così da evitare l’effetto sardina”, propone. Ma una tassa, a suo avviso, rischierebbe di allontanare ancora di più quei pochi che comprano davvero.

Ormai i pastori classici non li compra quasi più nessuno (Foto: Ansa) – napoli.cityrumors.it

C’è poi un altro tema che scalda gli animi degli artigiani: il presepe tradizionale sembra perdere terreno. “Una volta le persone cercavano il pastorello che mancava o il pezzo unico per arricchire la propria scena natalizia”, racconta Carmine Monticelli, artigiano da quattro generazioni. “Ora vengono per farsi un selfie e via. E se non vendiamo presepi, vendiamo magliette taroccate o corni rossi… ma che c’entrano con San Gregorio Armeno?”

L’affluenza c’è, nessuno può negarlo. Ci sono pullman che arrivano da tutta Italia, con turisti romani, calabresi, pugliesi. Ma gli artigiani non sono contenti: “Le comitive spendono poco e intasano tutto“, lamentano in coro. E mentre i visitatori si dividono tra le bancarelle e i bar, gli artigiani si chiedono se valga ancora la pena investire tempo e passione in una tradizione che sembra ormai relegata a semplice attrazione turistica.

Il futuro di San Gregorio Armeno: tra tasse e nostalgia

Il paradosso è servito: da un lato, San Gregorio Armeno è uno dei simboli più amati di Napoli, capace di attirare migliaia di persone ogni anno. Dall’altro, questa fama rischia di trasformarla in una passerella dove pochi si ricordano del vero spirito del presepe. E se davvero dovesse essere introdotta una tassa, non resta che chiedersi: aiuterebbe a preservare questa tradizione o la soffocherebbe del tutto?

Forse, la soluzione sta nel riportare al centro ciò che ha reso speciale questa via: il presepe, la passione degli artigiani e quel senso di meraviglia che, un tempo, faceva mettere mano al portafogli senza pensarci due volte. Nel frattempo, però, non resta che osservare il flusso di visitatori, selfie stick alla mano, e immaginare un futuro in cui San Gregorio Armeno non debba scegliere tra fama e autenticità.

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