Vincenzo De Luca e la “guerra” delle Regionali: cosa sta accadendo all’interno del PD
Niente fuochi d’artificio, nessuna dichiarazione esplosiva. Ma il messaggio è arrivato forte e chiaro. Questa mattina, a Palazzo Santa Lucia, è andato in scena un vertice che, sebbene a porte chiuse, ha parlato più di molte conferenze stampa. Vincenzo De Luca, governatore uscente della Regione Campania, non potrà correre per un terzo mandato — lo ha deciso la Corte Costituzionale — ma di farsi da parte non ne vuole proprio sapere. E lo ha ribadito a modo suo: pacato, ma determinato.
Attorno a lui, una maggioranza compatta ma attenta, che ha ascoltato mentre De Luca dettava la linea per il futuro. Per lui il nodo non è solo “chi”, ma “come”: il prossimo candidato del centrosinistra deve essere una figura radicata nel territorio, non una scelta imposta “dai salotti romani”, come li definisce lui.
È una battaglia di identità politica, ma anche di metodo. E dietro le parole, si intravede chiaramente un progetto: non si tratta solo di lasciare il testimone, ma di farlo a chi possa portare avanti il lavoro degli ultimi dieci anni.
La questione, come sempre in politica, è più ampia di un nome. Sul tavolo c’è il futuro dell’intera coalizione di centrosinistra in Campania, e in ballo c’è molto di più di una poltrona. Roberto Fico è uno dei nomi su cui il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle stanno ragionando, ma De Luca, almeno per ora, storce il naso. “Ci vogliono uomini del fare, non il solito risultato del mercato delle candidature” — avrebbe ripetuto più volte, secondo fonti interne all’incontro.
Nel frattempo, la macchina del centrosinistra si muove. Lunedì arriveranno a Napoli Igor Taruffi e Davide Baruffi, esponenti della segreteria nazionale dem, per provare a costruire quel famoso campo largo che, sulla carta, può essere la chiave per vincere. Ma bisognerà fare i conti con i tanti equilibri interni, e soprattutto con De Luca, che pur fuori dai giochi ufficiali resta un riferimento per molti.
E poi c’è un’altra variabile da non sottovalutare: Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, sostenuto proprio da un’alleanza giallo-rossa. È lui la figura di raccordo che potrebbe unire le diverse anime del centrosinistra campano? Qualcuno ci sta pensando, ma i tempi non sembrano ancora maturi.
Il presidente uscente è stato chiaro: “Bisogna partire dai cantieri aperti, dai progetti già avviati, dal lavoro che non può essere lasciato a metà”. Per lui, il futuro della Campania si gioca tutto sulla continuità amministrativa. E mentre altri parlano di strategie e poltrone, lui insiste su concetti pratici: infrastrutture, sanità, lavoro. In questo, De Luca non cambia. Il suo stile diretto — a volte ruvido, ma sempre incisivo — lo ha trasformato in un punto di riferimento, amato e discusso.
“Keep calm”, ha detto ieri nella sua consueta diretta Facebook, con un’ironia tagliente. Ma dietro quel “restiamo calmi” si cela una regia attenta, che continua a muoversi tra riunioni, post social e incontri più o meno ufficiali. Perché anche se non sarà sulla scheda elettorale, De Luca vuole esserci. Eccome se vuole esserci.
Il confronto è solo all’inizio, ma la posta in gioco è alta. E se da Roma qualcuno pensa di calare l’asso senza consultazioni, dovrà prima fare i conti con lo “sceriffo di Salerno” e la sua idea di politica concreta. La vera domanda ora è: chi avrà davvero il coraggio di raccogliere quell’eredità?
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