Lui sa fare bene una sola cosa: comprare. E sarebbe proprio questa l’idea balenata nella mente del presidente USA per mettere le mani sull’isola del Polo Nord.
Donald Trump, da mesi e mesi, va favoleggiando sulla sua volontà di tramutare in realtà il desiderio che gli Stati Uniti si impadroniscano della Groenlandia. La quale è territorio inglobato all’interno dei possedimenti del Regno di Danimarca, oltre che parte integrante dell’Unione Europea. Per quanto Trump si ostini nel suo atteggiamento da bullo quando conferma che schierare le truppe direttamente su suolo groenlandese (e danese) faccia parte delle possibilità future da intraprendere, il presidente USA per primo sa bene che la cosa sarebbe eccessiva anche per uno spaccone come lui.
Una mossa talmente scriteriata e sconsiderata darebbe adito a tutta una serie di sconvolgimenti sul piano diplomatico, tali da disintegrare i motivi di esistere sia dell’ONU che della NATO. Stati Uniti ed Unione Europea sono partner nell’alleanza nord-atlantica. Ma fare ricorso ai soldati per conquistare la Groenlandia vorrebbe dire dichiarare guerra all’Europa intera. E quindi Trump starebbe pensando di fare leva su ciò che gli riesce meglio, anche più della politica: ovvero comprare.
La agenzia di stampa Reuters fa sapere che Trump avrebbe intenzione di fomentare dei moti di ribellione tra i residenti in Groenlandia per mettere in cattiva luce il governo di Copenaghen e fare in modo che venga velocizzato un procedimento di secessione. Le spinte autonomiste in Groenlandia esistono da sempre, per via di controversi episodi avvenuti in passato.
E tali spinte sono proprie degli esponenti della popolazione autoctona degli Inuit. Che con la Danimarca ce l’ha a morte per deportazioni ed operazioni di pulizia etnica avvenute in passato. In particolare è emerso che il governo danese, tra anni Sessanta e Settanta, intraprese delle politiche coercitive per limitare le nascite tra gli Inuit. Di tutto questo alla Casa Bianca sono consapevoli, ed ecco che Trump starebbe cercando di approfittarne facendo leva sui soldi.
Sarebbe intenzione dell’inquilino della Casa Bianca comprare il favore degli autoctoni della Groenlandia per fare si che il distaccamento politico dalla Danimarca si tramuti in realtà nei prossimi anni. A quel punto interverrebbe lui, ad annettere l’immensa isola artica ricchissima di giacimenti petroliferi e di gas naturale. Proprio questo è il vero motivo che fa si che gli Stati Uniti desiderino annettere la Groenlandia.
Non si tratta di un discorso di sicurezza della regione artica, come è stato affermato negli ultimi giorni dalla Casa Bianca. Niente affatto. Le motivazioni sono esclusivamente economiche, esattamente come è tutta una questione di interesse anche il colpo di Stato perpetrato in Venezuela e che ha portato Washington ad ottenere petrolio venezuelano a prezzo di saldo.
Addirittura ci sarebbe un listino di prezzi stilato dagli stessi USA, e che va dai 10mila ai 100mila euro a persona che risiede in Groenlandia. L’isola conta sui 57mila abitanti circa, dei quali 50mila Inuit. Al di là della allettante possibilità di potere ricevere dei soldi che letteralmente cadrebbero dal cielo, ci si augura comunque che almeno la maggior parte di queste persone pensi, prima o poi, che questo modo di agire da parte di Washington sia dettato esclusivamente da una volontà di sfruttare il loro territorio ed il loro lavoro.
Attuare una secessione nei confronti della Danimarca per finire con il farsi annettere dagli Stati Uniti non è certo un esempio di lungimiranza. E le dichiarazioni di Trump, che ritiene di non avere bisogno del diritto internazionale, unite a questo episodio di fanta-politica che travalica di molto l’assurdo, sono la spiegazione di quanto cattiva sia la classe politica dirigente che governa il mondo oggi.
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