“…e fino a quando non diventerà degli Stati Uniti”. L’ultima mossa sullo scacchiere internazionale del presidente americano è quasi da denuncia.
Donald Trump non recede dal suo delirante proposito di volere annettere la Groenlandia agli Stati Uniti, in un modo o nell’altro. Dopo avere più volte parlato anche di possibile intervento armato, il 79enne inquilino della Casa Bianca ancora continua a fornire delle dichiarazioni che, oggettivamente parlando, suonano come deliranti. Deliranti perché condite da una evidente ostilità e da propositi con fare prepotente rivolti verso la NATO e l’Unione Europea.

Infatti l’isola artica, per quanto sia sostanzialmente autonoma, è comunque inclusa nel novero dei possedimenti del regno di Danimarca. Ed è quindi da ritenersi territorio europeo. Eppure più volte Trump ha dichiarato di volere a tutti costi che la Groenlandia diventi statunitense. “Ne abbiamo bisogno in nome della sicurezza nella regione del Polo Nord”, è la giustificazione di Trump che non riesce affatto a nascondere le vere intenzioni del presidente USA. La realtà infatti è ben diversa.
Perché Trump vuole la Groenlandia
Trump vuole annettere la Groenlandia in quanto il suolo di quella che è anche la più grande isola del mondo è ricchissimo di giacimenti di petrolio e di gas naturale. Ed esattamente come fatto con il Venezuela, ora lui ha preso di mira questa porzione del mondo. Il colpo di stato alimentato a Caracas ha fatto si che gli Stati Uniti approfittassero della situazione prelevando petrolio venezuelano a prezzo stracciatissimo. La destituzione di Maduro non è avvenuta affatto per ridare libertà a quel popolo, pur oppresso da un dittatore in piena regola.

Con la Groenlandia però le cose sono più difficili, ed un intervento armato è da ritenersi impossibile persino per un bullo come Trump. In tutto ciò, lui per primo ha rinnegato il diritto internazionale, cosa che ha portato il mondo a considerare gli Stati Uniti non più come una vera democrazia. Questo concetto è stato ribadito anche da diversi esperti di politica internazionale. Gli Stati Uniti vogliono violare il diritto internazionale, la cosa sembra decisamente chiara.
Ed un altro ostacolo al folle piano di Trump per annettere la Groenlandia agli USA arriva dal popolo della stessa Groenlandia. Nessuno o quasi dei locali vuole che avvenga ciò. I groenlandesi desiderano mantenere il loro attuale status di autonomia e non vogliono farsi sfruttare da chicchessia, nemmeno in cambio di denaro. Si era vociferato infatti persino di un piano di Trump per comprare letteralmente il favore degli autoctoni, allo scopo di favorire il secessionismo dalla Danimarca.
Il mondo protesta contro Trump, e i Repubblicani lo scaricano
Intanto l’Unione Europea non sta a guardare e ha mandato delle truppe in Groenlandia a sostegno della Danimarca. Cosa più che legittima vista questa nuova politica basata sulla prepotenza e sulla mancanza di rispetto da parte di Trump. Il quale, per tutta risposta, ha annunciato che presto partiranno dei dazi del 10% nei confronti dei Paesi che hanno inviato i loro soldati lì.

Questi dazi partiranno dal 1° febbraio, ed aumenteranno al 25% a giugno. Gli Stati colpiti sono la Danimarca, la Svezia, la Norvegia, la Finlandia, la Germania, la Francia, l’Olanda e la Gran Bretagna. L’annuncio lo ha dato lo stesso presidente USA sul social network di sua creazione, Truth. Quindi senza nemmeno informare di persona i ministri degli Esteri degli Stati coinvolti. E questo suo piano di ostilità e di ritorsione rimarrà in vigore “fino a quando la Groenlandia non diventerà americana”. Ovvero mai.
E tante sono state le manifestazioni di protesta antiamericane andate in scena negli ultimi giorni. In Groenlandia, in Danimarca, in Venezuela, negli stessi Stati Uniti ed in tante altre parti del mondo, sono in tantissimi ad essere scesi in piazza per esprimere dissenso contro quello che in molti pensano sia il peggiore presidente che gli USA abbiano mai avuto. E non è un caso se ben il 75% ritiene questa ossessione di Trump ne confronti della Groenlandia una pessima idea. Concetto espresso dalla senatrice repubblicana – quindi dello stesso partito del presidente – Lisa Murkovsky.





