Avrebbe assunto la reggenza del potente clan di camorra di Castellammare di Stabia, non lontano da Napoli, e per questo è in carcere da molti anni e rischia l’ergastolo per il suo ruolo di mandante in diversi omicidi.
Ma a fare notizia, per la prima volta nella sua vita, non è il suo excursus criminale di assoluto rilievo. Vincenzo D’Alessandro, infatti, ha appena pubblicato una raccolta di poesie intitolata Se dovessi darti un nome, ti chiamerei libertà.

Vincenzo è figlio di Michele D’Alessandro, fondatore dell’omonima cosca egemone da decenni nell’area stabiese. I suoi fratelli Pasquale e Luigi sono anch’essi detenuti. Secondo la Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Napoli, avrebbe assunto la reggenza del clan e continuato a esercitare un ruolo direttivo anche durante precedenti periodi di detenzione.
Come si legge nella biografia del volume, D’Alessandro aveva ventiquattro anni al momento del primo arresto e ha trascorso più di diciotto anni in carcere.
Per l’Antimafia è anche il mandante di quattro omicidi avvenuti tra il 2008 e il 2009
Il suo ultimo arresto risale al 29 maggio 2024. Per l’Antimafia è anche il mandante di quattro omicidi avvenuti tra il 2008 e il 2009, tra cui quello di un esponente politico locale. Diversi processi nei suoi confronti sono in corso davanti alla Corte d’Assise di Napoli.
In uno di essi, i pm hanno chiesto una condanna a venti anni, mentre nel processo per gli omicidi rischia l’ergastolo. Dopo l’arresto Vincenzo D’Alessandro è stato detenuto a Napoli Secondigliano, poi trasferito ad Agrigento e successivamente sottoposto al regime del 41-bis, il cosiddetto carcere duro. “Io sono l’alibi della gente perbene, che nasconde i suoi peccati dietro le mie pene”, ha scritto il boss nel suo libro in cui emerge un’inedita immagine intimista e riflessiva.

Figure dell’amministrazione penitenziaria avrebbero avuto un ruolo nel suo percorso di scrittura. I testi sono infatti stati scritti durante la detenzione. Un percorso in cui fa riferimento alla moglie Carmela Elefante, anch’ella detenuta, ai figli e alla madre, Teresa Martone. Il volume contiene circa trenta poesie, suddivise in quattro sezioni: amore, libertà, riflessioni e ricordi.
Il libro è stato pubblicato dalla casa editrice Nulla Die. Sulla quarta di copertina è scritto: “Le poesie di Vincenzo D’Alessandro nascono dall’esperienza del carcere, luogo di privazione e isolamento, e trovano nella scrittura una via di fuga, un cielo possibile oltre le sbarre. Amore e libertà si intrecciano in versi intensi e struggenti”.





