Mai come quest’anno la classifica è bugiarda, ed il Napoli non ha niente di meno rispetto ai nerazzurri. Alcuni fattori specifici però hanno spinto su i milanesi.
Siamo onesti, in questi lidi abbiamo sempre paventato la possibilità che i nerazzurri possano rallentare a marzo. Il calendario della squadra che si era piazzata al secondo posto al termine dello scorso campionato, alle spalle del Napoli, diventerà più complicato ed anche più fitto. Gli azzurri che ancora portano il tricolore sul petto saranno chiamati ad approfittarne, in virtù del fatto che a loro ormai resta solo la Serie A da portare avanti da qui a maggio.

Ma dopo quanto visto nell’ultimo turno la percezione delle cose è cambiata. L’Inter è riuscita a prevalere sulla Juventus, in modalità che definire controverse sarebbe poco. E questo loro modo di vincere ha smascherato anche un bel po’ di incoerenza tenuto da Cristian Chivu. L’allenatore rumeno, sempre pacato e sempre moderato, sempre giudizioso e riflessivo, stavolta è parso perdere tutto d’un tratto queste qualità più volte esternate nel corso del campionato. E sfoderate soprattutto quando gli è capitato di incrociare il Napoli.
È sempre un Napoli che non demerita
Nel commentare la vittoria della sua Inter contro la Juventus per 3-2, raccolta all’ultimo respiro, da mister Chivu ci si sarebbe legittimamente aspettato tutt’altro tipo di parole. Invece niente, non come Antonio Conte che ha sempre detto le cose come stanno attirandosi tante critiche, cosa che con il collega interista invece non succede mai. Nel caso dell’allenatore del Napoli, soprattutto dopo le sconfitte subite ogni parola è stata profondamente veritiera, a partire dalla primissima partita sulla panchina dei partenopei a Verona, nell’ormai lontano agosto 2024. Quella fu la sconfitta “più salutare” di tutti i tempi.

Il cocente 3-0 subito al Bentegodi allora diede una sferzata a squadra e società, difatti poi è finita come tutti noi sappiamo. Quest’anno le cose stanno diversamente, anche rispetto a due stagioni fa, quando il Napoli scudettato finì decimo, in quella che fu la peggiore annata dell’era De Laurentiis. Quella di allora non era una squadra ma una accozzaglia di giocatori che non stavano più in un collettivo. Adesso invece è tutto diverso. L’Inter fa punti con il minimo sindacale, così come anche il Milan, spesso e volentieri.
Invece gli azzurri danno tutto, danno l’anima, superano persino la stanchezza ed il logoramento fisico grazie all’orgoglio, ma purtroppo non capita di vincere ogni volta come succede facilmente agli altri. Che tra l’altro stanno meglio fisicamente. L’Inter l’anno scorso ha avuto sempre una condizione migliore rispetto al Napoli ma era stata al primo posto per molte meno giornate ed alla fine era stata sconfitta. Gli infortuni flagellarono la rosa di Conte da gennaio 2025 in poi, costringendo il tecnico a cambiare modulo pure allora.
I tanti infortuni sono un fattore che sta pesando
Quest’anno invece i guai sono cominciati già ad agosto, ed il Napoli già da Castel di Sangro non è mai stato al completo. Questa difficoltà imprevista da una parte ha contribuito a compattare lo spogliatoio, ma dall’altra ha causato inevitabilmente una perdita ingente di punti. Anche Conte stesso e pure De Laurentiis hanno affermato che con una rosa completa le cose sarebbero di gran lunga migliori, all’indomani del 2-2 di San Siro di gennaio contro l’Inter.

Partita in cui era parso evidente a tutti, anche alla stampa di fede nerazzurra, che il Napoli avrebbe meritato pure di vincere. Contro la Roma è finita 2-2, ed è innegabilmente un risultato negativo. Perché rappresenta una ulteriore perdita di due punti nei confronti dell’Inter, che ora è distante 11 punti in classifica. E poi c’è il Milan a sopravanzare i campani di tre lunghezze.
L’unica notizia tiepidamente positiva è data dal fatto che il Napoli ha guadagnato un punto sulla Juventus, quinta. Vincere ieri invece avrebbe tenuto a distanza tanto i bianconeri quanto la Roma di sei punti. Eppure si è visto un Napoli che ha giocato bene, che ci ha provato e che, se tutto andasse bene come quasi mai va, avrebbe anche vinto. Ha tirato di più, ha corso tanto ed è riuscito in ciò nonostante le assenze perdurino, anche se è tornato Politano titolare in campionato dopo settimane e si è rivisto pure Billing, assente da novembre.
Ancora una volta un rigore a sfavore
La sorpresa è stata l’ultimo arrivato Alisson, che con il suo gol ha evitato una beffa contro una Roma che ha tirato in porta solo in due occasioni, trovando in entrambe le circostanze la rete. Ed ovviamente, manco a dirlo, pure ieri c’è stato un rigore contro, l’ennesimo. Ormai siamo giunti a dieci penalties a sfavore, e non tutti sono stati limpidi.
Pesa anche il “doppio rigore” con due azioni controverse di fila non assegnato a suo tempo nella stessa dinamica di gioco, contro la Juventus. Roba che suona come inconcepibile nonostante la presenza del Var, e nonostante quanto avvenuto in Inter-Juve.
Che dire, la stagione ormai è andata così, tra infortuni e sviste. Ma lo striscione esposto dalla Curva B dice molto di quello che è questo Napoli. Un vero vincitore morale, roba da potere affermare che il Napoli vince anche quando perde. “Non sappiamo quale sarà il nostro destino ma fino alla fine vi saremo vicino, nonostante tante difficoltà state onorando maglia e città”. Non serve aggiungere altro.





