Potrebbe essere il Museo Capodimonte di Napoli la struttura dove sarà destinato il dipinto Ecce Homo di Antonello da Messina.
Stando alle ultime indiscrezioni provenienti dal Ministero dei Beni culturali, il polo partenopeo potrebbe essere scelto come luogo di esposizione dell’opera che il governo italiano si è aggiudicato spendendo 14,9 milioni di dollari.

Il dipinto, venduto da Sotheby’s, è un ritratto intensamente umano del Cristo sofferente, che si ritiene sia stato completato intorno al 1460. I musei di tutta Italia sono ora con il fiato sospeso. Tra i favoriti per l’esposizione, oltre a Capodimonte, ci sono la Pinacoteca di Brera di Milano e le Gallerie dell’Accademia di Venezia. Ma la collocazione della preziosa opera rinascimentale a Capodimonte sottolineerebbe la dimensione napoletana dell’eredità del pittore.
Dalla rosa dei candidati è assente, tra le polemiche, proprio Messina, la città portuale siciliana dove nacque il pittore. Molte opere dell’artista andarono perdute nel corso del terribile terremoto del 1908, quando Messina fu colpita da un sisma di magnitudo 7.1 che uccise metà della sua popolazione e rase al suolo gran parte della città.
L’Ecce Homo acquisito dall’Italia a New York è un dipinto su tavola a tempera e olio
Dopo l’acquisizione, si è scatenata una disputa politica sull’opportunità di esporre l’Ecce Homo a Messina.
L’Ecce Homo acquisito dall’Italia a New York è un dipinto su tavola a tempera e olio, di appena 19,5 cm per 14 cm. Dipinto su entrambi i lati, raffigura Cristo incoronato di spine su un lato e San Girolamo sullo sfondo di un paesaggio roccioso sull’altro. Dopo l’acquisto, il Ministro Alessandro Giuli, ha descritto il dipinto come “unico nel panorama dell’arte italiana del XV secolo” e una pietra miliare negli sforzi per ampliare e valorizzare il patrimonio culturale nazionale.

Per le autorità locali, riportare la tela a casa rappresenterebbe un atto di riparazione storica, un parziale ripristino di ciò che la catastrofe aveva spazzato via. A Messina si trova infatti il quartiere in cui l’artista lavorò con il figlio Jacobello e i nipoti Antonello e Pietro de Saliba.
“Quando parliamo di Antonello da Messina, parliamo di uno dei più grandi artisti del Rinascimento. – ha detto Lelio Bonaccorso, graphic novelist, illustratore ed esperto d’arte di Messina – Molti gli attribuiscono l’introduzione della pittura a olio in Italia, una tecnica già consolidata nell’arte fiamminga. Fu questa innovazione che permise ai pittori rinascimentali di ottenere una nuova morbidezza nelle loro figure, quelle delicate velature e quelle tenui ombreggiature sui volti“.





