L’allenatore dell’Inter smascherato da sé stesso: dopo le dichiarazioni post-Juve discutibili ora un riferimento agli azzurri svela com’è davvero.
Alessandro Bastoni era finito sul banco degli imputati, e giustamente, dopo la vergognosa simulazione con la quale aveva fatto espellere Pierre Kalulu in Inter-Juventus di sabato scorso. Episodio che aveva fatto il paio con un’altra simulazione di Barella che non aveva avuto invece conseguenze. L’episodio con protagonista il centrale nerazzurro ha avuto degli strascichi polemici, come è giusto che fosse. E c’è da aggiungere innegabilmente che è stato così anche per di mezzo ci è passata la Juventus, che di certo non è abituata ad essere così danneggiata.
Sui social sono apparsi diversi messaggi che auspicano una non convocazione in Nazionale per Bastoni. Il ct Gattuso dovrebbe mettere in atto un codice etico in virtù della palese violazione di sportività perpetrata dal difensore dell’Inter. E lui una cosa avrebbe dovuto fare, ed in effetti poi l’ha fatta: ammettere l’errore e chiedere scusa. Tutto ciò è avvenuto ieri in conferenza stampa alla vigilia di Bodo Glimt-Inter di Champions League. “Ho sbagliato, ho accentuato il contatto con Kalulu e dopo ho fatto anche peggio. Scusarmi è il minimo che io debba fare”.
Ed allora bravo Bastoni a fare così, seppur con tre giorni di ritardo. Ma lui avrebbe anche potuto scegliere di non presenziare al cospetto dei giornalisti e metterci la faccia, invece lo ha fatto e ha adempiuto al suo dovere. L’errore resta, ma con questa presa di responsabilità da parte sua bisogna ora fare delle riflessioni sulla scarsa, scarsissima classe arbitrale di oggi. Il cui problema però nasce dall’alto, dai vertici di chi i fischietti li dirige.
Del periodo storico complicato degli arbitri italiani se ne è accorto pure il Napoli, forse più di tutti visto che la squadra azzurra è quella che in Serie A ha subito più rigori di tutti (e se ne è visti negare anche alcuni, n.d.r.). Non tutte queste decisioni erano parse giuste, come nel caso del penalty concesso al Verona a gennaio, tanto per fare un esempio. Eppure Cristian Chivu, dall’alto del suo primato importante in campionato, trova il tempo per distogliere l’attenzione da quanto successo pungendo il Napoli.
In pratica il rumeno ha affermato, sempre in conferenza pre Bodo-Inter, “ci sono casi di torti arbitrali sin dal gol di Maradona con la mano (riferimento ad Argentina-Inghilterra 2-1 dei Mondiali di Messico 1986, n.d.r), e noi stessi abbiamo subito un torto arbitrale a Napoli”. Fandonie, Chivu. Lui si riferisce al contatto tra Mkhitaryan e Di Lorenzo che valse il calcio di rigore per gli azzurri poi segnato da De Bruyne. Ebbene, quella dinamica era la stessa del contatto Anguissa-Dumfries di Inter-Napoli della stagione precedente, poi sbagliato da Calhanoglu. E lì gli interisti non si scandalizzarono.
Queste parole suonano come un tentativo chiaro di destabilizzare l’avversaria che più fa paura. Perché anche a -11 il Napoli è per molti più competitivo del Milan sul lungo periodo. Le due gare stagionali in cui l’Inter ha racimolato un solo punto contro i partenopei rappresentano una credenziale importante, del resto. Il Napoli non è da sottovalutare anche se è molto distante e versa in enorme difficoltà per via dei tanti infortuni che lo stanno colpito.
Per dire, si è di nuovo fatto male Rrahmani, e per lui si parla di uno stop di due od anche tre mesi, con il suo campionato che, in quest’ultimo caso, sarebbe finito. Forse all’Inter hanno paura di fare la fine dell’anno scorso, quando ci fu un crollo fisico ed anche mentale su tutti i fronti in primavera e che portò i milanesi a non vincere niente. Il rischio per i nerazzurri c’è anche quest’anno, tra Champions, Coppa Italia e campionato.
E l’Inter mantiene anche il suo grosso difetto del non riuscire a fare punti contro le grandi. Fa eccezione solo il recente 3-2 contro la Juventus, giunto però solo alla fine e con l’aiuto decisivo della brutta faccenda Bastoni-Kalulu. Anche in Champions poi l’Inter ha vinto solo contro le piccole, uscendo con zero punti quando ha giocato contro Liverpool, Atletico Madrid ed Arsenal e finendo con il piazzarsi al di fuori delle migliori 8.
E Chivu adesso cerca di proteggere i propri interessi rivangando nel passato di mesi fa. Atteggiamento che significa una sola cosa: non c’è da fidarsi del suo sorriso da bonaccione, che aveva sfoggiato anche in Parma-Napoli dello scorso campionato.
Ma in generale non c’è da fidarsi di Chivu anche dopo quando dichiarato da lui stesso dopo Inter-Juve, dove avrebbe dovuto rimproverare come un padre Bastoni anziché stare quasi a giustificarlo. Stesso, clamoroso errore in cui è incorso Marotta.
Allenatore e presidente dell’Inter avrebbero dovuto dare il buon esempio. E Javier Zanetti poi? Grande silenzio dalla bandiera interista sulla vicenda. Roba che non sarebbe mai accaduta con gente come Baresi, Scirea o Bruscolotti.
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