Monaldi, sul caso di Domenico inchiesta avviata già il 30 dicembre. La direttrice: “Parole feroci da chi non sa nulla della vicenda”

“Un figlio è stato sottratto alla madre. E questo è il punto: rendere giustizia ognuno per le proprie competenze”.

È uno dei passaggi più significativi della lunga lettera che Anna Iervolino, direttrice generale dell’Azienda ospedaliera dei Colli, cui afferisce l’ospedale Monaldi di Napoli, ha inviato nel scorse ore al quotidiano partenopeo Il Mattino.

Esterno Monaldi di Napoli
Monaldi, sul caso di Domenico inchiesta avviata già il 30 dicembre. La direttrice: “Parole feroci da chi non sa nulla della vicenda” (ANSA FOTO) – NapoliCityrumors.it

Il vertice dell’Azienda è intervenuta nel dibattito e nelle indagini conseguenti al decesso di Domenico Caliendo, il bimbo di due anni trapiantato il 23 dicembre scorso con un cuore danneggiato proveniente da Bolzano. Secondo quanto riferito da Iervolino, l’Azienda avrebbe avviato un’indagine interna già dal 30 dicembre, prima ancora delle indagini dell’autorità giudiziaria e l’interlocuzione con gli uffici regionali.

In questi tragici e lunghi giorni – ha scritto Iervolino – tutti hanno parlato e, soprattutto, hanno parlato alzando la voce e usando parole feroci, ricche di odio misto a risentimento, coloro che della vicenda non sanno nulla. E forse proprio questa distanza dal dolore di una mamma che non hanno mai incontrato e guardato negli occhi, ha consentito loro di parlare con tanta superficialità”.

Perché non è stato utilizzato il contenitore tecnologico con sistema di monitoraggio della temperatura?

Le indagini, insomma, sarebbero cominciate il 30 dicembre, quando la direzione ha proceduto all’audizione del chirurgo e del responsabile del programma trapianti. L’inchiesta interna si è sviluppata “in relazioni scritte, in commissioni di indagini, in verbali di audit, veri e propri interrogatori, durante i quali, via via, sono stati approfonditi gli eventi fino a comprendere come gli stessi siano avvenuti, ipotizzandone le cause e facendone emergere la enorme gravità”.

Il gip, intano, dovrebbe decidere nelle prossime ore in merito ai tempi dell’autopsia del bimbo deceduto il 21 febbraio scorso all’ospedale Monaldi di Napoli. Per questa vicenda sono sette gli indagati per omicidio colposo. Le ultime novità in merito all’inchiesta raccontano di un’equipe che si è occupata del trasporto del cuore che non ha utilizzato il contenitore tecnologico con sistema di monitoraggio della temperatura, il Paragonix, ma non aveva neanche ricevuto una formazione specifica al suo utilizzo.

 

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Solo dopo il caso di Domenico sarebbe stato previsto un corso sul Paragonix per i cardiochirurghi pediatrici. Proprio il nodo formazione è uno dei punti cruciali che emergono dalla relazione di 295 pagine inviata dalla Regione Campania al Ministero della Salute nella quale è contenuta la documentazione fornita dai vertici dell’Azienda ospedaliera napoletana.

Alla richiesta del direttore sanitario aziendale del motivo per cui l’equipe pediatrica di prelievo dell’organo, in relazione al trapianto del piccolo Domenico il 23 dicembre 2025, non avesse utilizzato il Paragonix, “emerge che l’equipe – si legge nella Relazione – avrebbe dichiarato di non essere a conoscenza della disponibilità di tale dispositivo in azienda“.

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