Alessandro Del Piero analizza il fallimento della Nazionale dopo l’esclusione dai Mondiali 2026. Il suo è un affondo durissimo contro la gestione FIGC e una guida pratica per ricostruire il calcio italiano partendo dal merito e dai giovani.
Detto fuori dai denti: detesto profondamente l’ipocrisia delle “analisi costruttive” fatte nei salotti televisivi, quelle piene di giri di parole che sembrano fatte apposta per non offendere nessuno… mentre la casa brucia. È come quando la cassiera del Carrefour di Corso Francia ti guarda con quella punta di commiserazione perché stai cercando di pagare il latte con i buoni pasto scaduti: sai di aver torto, ma il modo in cui ti viene fatto pesare è umiliante. Più o meno è questo che sta accadendo ai tifosi dell’Italia, dopo la terza eliminazione di fila dai Mondiali.
Gestire un disastro non è roba per stomaci deboli. Ho passato anni a coordinare gruppi di lavoro e, credimi, non c’è niente di peggio di un capo che si barrica nell’ufficio mentre fuori i clienti (o i tifosi) urlano. Per chi cerca ultime notizie oggi su come non colare a picco, la prima regola è smetterla di mentire a se stessi.
Analisi del declino: Perché le istituzioni smettono di produrre eccellenza
Le organizzazioni muoiono quando smettono di guardare la realtà. È un processo lento, quasi impercettibile… finché non ti accorgi che hai costruito una struttura di cartapesta. Mi è successo in un vecchio progetto a Milano: avevamo i consulenti migliori, i software più costosi, ma nessuno che sapesse davvero fare il lavoro sporco. La mediocrità è rassicurante per chi sta in alto, perché non mette in discussione il potere. Ma poi, inevitabilmente, arriva il conto.
Ed è qui che casca l’asino. Alessandro Del Piero ha finalmente sbroccato. L’ha fatto con l’eleganza di sempre, certo, ma le sue parole sulla Nazionale fuori dai Mondiali 2026 sono una sentenza di morte per la gestione attuale. Sentire Pinturicchio parlare di “zimbello del mondo” fa male quasi quanto quel rigore sbagliato ai tempi del liceo che mi costò il motorino in scommessa… (sì, sono ancora traumatizzato).
Per ripartire bisogna avere il coraggio di essere impopolari. Se fossi io a dover decidere la linea editoriale della ricostruzione (e Dio solo sa quanto servirebbe un po’ di pragmatismo), farei tre cose domani mattina.
In fondo, la crisi della Nazionale denunciata da Del Piero è la stessa che viviamo in ufficio o in fabbrica ogni giorno: un sistema che premia l’anzianità invece del merito. Se continuiamo a ignorare le ultime notizie oggi su questa Caporetto sportiva, finiremo per abituarci alla sconfitta. E io, onestamente, preferirei tornare a pagare il latte con i centesimi contati piuttosto che rassegnarmi a vedere un’Italia così piccola.
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