Il Garante campano dei detenuti accoglie con favore la legge sulla detenzione domiciliare dei tossicodipendenti o alcoldipendenti, ma per Simone Ciambriello, per diventare efficace ha bisogno di risorse economiche, personale sanitario e servizi adeguati.
La riforma ha ottenuto il via libera definitivo del Parlamento ieri, giovedì 30 luglio e permette a tossicodipendenti e alcoldipendenti condannati a una pena non superiore a otto anni, di beneficiare degli arresti in casa, a patto di seguire un programma di recupero.

Ciambriello, anche portavoce della Conferenza nazionale dei garanti territoriali delle persone private della libertà personale, riconosce il passo in avanti sul piano civile e sociale, ma allo stesso tempo ritiene che la legge rischia di restare sulla carta senza un rafforzamento concreto dell’intero sistema che dovrà applicarla.
I numeri della tossicodipendenza nelle carceri
Attualmente nelle carceri italiane sono presenti 64.773 detenuti. Di questi, circa 20mila sono persone con problemi di tossicodipendenza, pari a una quota compresa tra il 32% e il 34% dell’intera popolazione detenuta.
In Campania i detenuti sono 8.046, mentre quelli tossicodipendenti sono 2.125, pari al 26,41% del totale. Ciambriello ricorda che la Conferenza nazionale dei garanti chiede da tempo un maggiore ricorso alle misure alternative per questa categoria di detenuti. “Riconoscere la malattia non cancella la responsabilità penale, ma curare chi soffre di dipendenza è l’unico vero modo per abbattere la recidiva e garantire la sicurezza della collettività“.
“Servono più psicologi e operatori”
Secondo il garante, la riabilitazione deve iniziare già durante la detenzione. “La riabilitazione non può partire all’improvviso una volta fuori. Servono subito più psicologi, psichiatri e operatori dei SerD all’interno delle carceri, altrimenti i detenuti non riusciranno nemmeno a costruire i progetti terapeutici per accedere alle comunità“, afferma Ciambriello.

Il nodo principale riguarda le risorse disponibili. “Il Governo parla di 10.000 potenziali beneficiari, ma i 19,4 milioni di euro stanziati coprono appena 800 percorsi. Si rischia di creare enormi quanto illusorie aspettative. Inoltre, la misura non basterà a risolvere l’emergenza del sovraffollamento“.
L’appello al Governo
Tra le criticità segnalate rientrano anche le carenze di personale negli Uffici per l’esecuzione penale esterna (Uepe), che seguono già 4.400 persone in affidamento terapeutico.
Per il garante occorre rafforzare la collaborazione tra servizi territoriali, magistratura e comunità terapeutiche, così da garantire un’applicazione uniforme della legge in tutto il Paese.
Ciambriello sottolinea inoltre la necessità di aumentare gli organici dei funzionari giuridico-pedagogici, del personale sanitario negli istituti penitenziari e dei tribunali di Sorveglianza.
“Non facciamo il tifo contro la legge, anzi: proprio perché è giusta chiediamo che sia messa in condizione di funzionare“, conclude il garante, lanciando un appello al Governo. “Chiediamo risorse concrete per Regioni e Asl, organici stabili negli istituti e sostegno alle comunità d’accoglienza, evitandone la trasformazione in carceri decentrate. Solo con cure e reinserimento lavorativo si cambia davvero la vita delle persone. Il vero gesto di clemenza sarebbe quello di un provvedimento deflattivo nei confronti degli 8mila detenuti che devono scontare meno di un anno di carcere“.





