Campania, 31 mila profili digitali difficili da trovare: le competenze più richieste


Le imprese campane cercano lavoratori capaci di usare intelligenza artificiale, cloud e big data, ma quasi una selezione su due diventa una corsa a ostacoli. Nel 2025 sono state programmate 66.950 entrate per profili con competenze digitali avanzate e 31.130, pari al 46,5%, sono risultate difficili da coprire. Un dato che colloca la Campania al secondo posto in Italia per numero assoluto di professionalità carenti, subito dopo la Lombardia.

Campania, 31 mila profili digitali difficili da trovare: le competenze più richieste
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Il quadro arriva dall’Ufficio studi di Confartigianato e incrocia una delle contraddizioni più profonde della regione: migliaia di giovani cercano un’occupazione, mentre le aziende faticano a trovare le capacità necessarie per innovare.

Napoli concentra metà della carenza

La provincia di Napoli raccoglie la parte più ampia della domanda regionale. Le imprese hanno programmato 36.010 ingressi e incontrato difficoltà nel reperirne 16.200, il 45%. Il capoluogo campano è terzo nella graduatoria nazionale, dietro Milano e Roma, davanti a poli produttivi come Bari e Torino.

A Salerno le professionalità difficili da trovare sono 6.950 su 13.600 entrate previste. Il tasso sale al 51,1%, superando la media campana. Caserta conta 4.580 profili carenti su 10.450 richieste, con una quota del 43,8%. I numeri descrivono un fabbisogno diffuso, legato alle imprese dei servizi, della manifattura, delle costruzioni e delle utilities.

Il paradosso della disoccupazione giovanile

Secondo il rapporto 2026 della Banca d’Italia, nel 2025 il tasso di disoccupazione tra i 15 e i 24 anni ha raggiunto il 40,1%, contro il 13,9% calcolato sull’intera forza lavoro regionale. Tra i 15 e i 34 anni, la quota di giovani fuori dal lavoro e dai percorsi di studio o formazione è scesa al 26,1%, restando molto sopra la media italiana del 15,6%.

Il contrasto nasce soprattutto dal disallineamento tra preparazione disponibile e abilità richieste. Il diploma o la laurea, da soli, spesso faticano a intercettare ruoli che cambiano in mesi e richiedono pratica, aggiornamento continuo e conoscenza dei processi aziendali.

Quali competenze cercano le imprese

Esperti di IA, cloud computing, Industrial Internet of Things, analisi dei dati, big data, realtà virtuale e aumentata e blockchain. Si tratta di una platea più ampia dei soli programmatori: servono tecnici in grado di integrare gli strumenti digitali nella produzione, nella logistica, nel commercio, nei servizi e nell’organizzazione interna.

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A livello nazionale le entrate programmate sono state 621.180 e 315.560 hanno creato difficoltà di reperimento, il 50,8%. Il 71,8% delle imprese ha investito in almeno un settore della transizione digitale, mentre il 58,6% indica la carenza di personale qualificato come principale ostacolo all’utilizzo dell’intelligenza artificiale.

Cosa vuol dire “31mila profili mancanti”

Le 31.130 unità riguardano gli ingressi programmati nel corso del 2025 giudicati difficili da reperire dalle aziende. La cifra descrive dunque una difficoltà di selezione lungo un intero anno, senza coincidere con 31.130 contratti disponibili nello stesso momento.

Resta un segnale molto concreto per chi sceglie un percorso formativo. In Campania il tasso di occupazione entro i 34 anni si è fermato nel 2025 al 30,2%, contro il 43,9% nazionale. Acquisire competenze digitali applicate può quindi allargare l’accesso a settori nei quali la domanda è già visibile.

Il ponte da costruire con le imprese

Per il presidente di Confartigianato Marco Granelli, l’IA può aumentare produttività e competitività, ma “servono persone capaci di governarla“. La priorità indicata dall’associazione passa dal raccordo tra scuole, università, ITS, formazione professionale e aziende, con percorsi costruiti sui fabbisogni reali dei territori.

La verifica decisiva riguarderà la velocità di questa connessione: programmi aggiornati, laboratori, tirocini di qualità e formazione breve per chi cerca lavoro o vuole cambiare settore. È qui che i 31 mila profili difficili da trovare possono trasformarsi da allarme statistico in occasioni professionali accessibili ai giovani campani.