Nella serata di ieri, i Finanzieri del Comando Provinciale di Salerno, su disposizione della Procura della Repubblica, hanno notificato il divieto temporaneo di esercitare uffici direttivi per la durata di un anno al legale rappresentante di una clinica privata convenzionata con il Sistema Sanitario Nazionale.
La misura cautelare, emessa dalla Sezione Riesame del Tribunale di Salerno a seguito dell’appello presentato dalla Procura, ha colpito l’amministratore per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa ai danni di un ente pubblico e falso in atto pubblico.

Le indagini condotte dai militari della Compagnia della Guardia di Finanza di Vallo della Lucania hanno ricostruito il ruolo dell’amministratore nella condotta illecita realizzata insieme ad altri tre indagati.
“L’indagato attinto dalla misura cautelare – hanno evidenziato gli inquirenti negli atti di Procura – ha partecipato all’associazione consentendo a un medico legato da un vincolo di esclusività con un’azienda sanitaria pubblica di effettuare interventi chirurgici presso la clinica privata di cui era amministratore“.
L’accordo per accaparrarsi i pazienti
L’esecutività delle operazioni all’interno della struttura privata induceva in errore l’azienda sanitaria pubblica, che continuava a erogare al proprio dipendente la relativa indennità mensile suppletiva per la prestazione esclusiva. In questo modo la clinica convenzionata si garantiva illecitamente la professionalità del medico e l’intero bacino di pazienti ad esso legato, alterando le regole della convenzione.
L’esecuzione del divieto direttivo rappresenta lo sviluppo di un’attività investigativa che già nel mese di marzo aveva portato a primi provvedimenti giudiziari.

“In quel caso le indagini – è stato rimarcato dai magistrati della Procura salernitana – avevano consentito di dare esecuzione a misure cautelari personali nei confronti di due medici che operavano presso la menzionata clinica privata“.
Uno dei due sanitari finiti sotto misura eseguiva regolarmente gli interventi chirurgici presso la casa di cura convenzionata pur risultando dipendente a tempo pieno e in regime di esclusività di un’azienda ospedaliera pubblica. La contestazione di falso in atto pubblico e la reiterazione delle condotte associative hanno spinto i giudici del Riesame ad accogliere il ricorso dei pm, estromettendo il gestore dalla guida della società.





