I Carabinieri della Stazione di Acerra hanno denunciato un uomo trovato in possesso di una Carta d’Identità Elettronica privata del microchip e hanno sequestrato il documento, registrando il terzo episodio analogo scoperto nel giro di pochissimi giorni sul territorio comunale.
L’ispezione della tessera ha segnalato un taglio chirurgico ed estremamente preciso, incompatibile con un normale deterioramento accidentale.

I militari dell’Arma stanno ricostruendo la sequenza degli episodi registrati ad Acerra e in altre aree d’Italia, ponendo l’attenzione sulla tecnica con cui viene estratta la componente. Il microprocessore della CIE fa parte del sistema di sicurezza del supporto e non risulta semplicemente incollato sulla carta; esso racchiude i dati personali e biometrici essenziali per garantire l’autenticazione digitale e l’accesso ai servizi online.
Se per anni la rimozione del chip è stata accostata sui social a teorie sul controllo digitale o al timore di essere tracciati, le indagini delle forze dell’ordine indicano uno scenario differente.
Le minacce per la sicurezza dei cittadini
“Un microchip proveniente da una CIE autentica – rilevano gli investigatori nelle analisi sul fenomeno – risulta associato a un’identità reale e la possibilità che venga utilizzato nell’ambito di documenti contraffatti rappresenta una pista da approfondire“.
La componente asportata può diventare un pezzo di ricambio per costruire tessere false più credibili.

L’asportazione della piastrina altera il documento materiale e rende impossibile lo svolgimento dei controlli elettronici, esponendo i cittadini al pericolo concreto del furto d’identità. Pur non consentendo in modo automatico l’esecuzione di una frode, la manomissione della Carta d’Identità Elettronica indebolisce uno dei principali livelli di verifica e insospettisce gli investigatori.
“Il pericolo si concentra sull’uso di un’identità credibile mediante componenti autentici – sottolineano i Carabinieri nei report sulle verifiche territoriali – mettendo a rischio erogazione di finanziamenti, attivazione di contratti e forniture di servizi“. Le indagini sono attualmente in corso e l’autorità giudiziaria è stata informata per stabilire se i tre casi di Acerra facciano capo a un’unica rete e se i chip siano stati rivenduti.





