Il Pontefice è legato alla città partenopea da un evento non proprio bellissimo. Ma Bergoglio ha tenuto a ricordare una cosa importante
Il legame tra la Chiesa e Napoli è sempre stato molto forte anche se l’ultima visita del Pontefice nella città partenopea risale a più di un anno fa. Ma Bergoglio ha sempre visto il capoluogo campano come uno dei luoghi più importanti della sua vita visto che in passato è stato ricoverato per un intervento delicato e fortunatamente è andato tutto per il meglio. Questo anche grazie alla presenza di infermieri che gli hanno dato coraggio.
Un gesto che Papa Francesco non scorderà mai e lo ha sottolineato ancora oggi durante l’udienza con una delegazione del Dipartimento di Odontoiatria dell’Università di Napoli. Istituzione accademica che è storica per il nostro Paese visto che “è stata fondata ben ottocento anni fa“.
L’incontro con la delegazione dell’università partenopea al Pontefice è servito sia a ricordare come “l‘istituzione accademica porta ancora oggi il nome di Federico II, l’imperatore svevo che diede vita al primo studium generale a Napoli, dando origine a uno degli atenei più antichi in tutto il mondo“, ma anche a fare un passo indietro nella sua vita e raccontare un aneddoto che forse in pochi sapevano. Ma si tratta di un episodio che lo ha segnato per sempre.
“I napoletani sono bravissime persone – ha esordito il Pontefice prima di addentrarsi in questa particolare storia, citato dall’Ansa – io ricordo quando a vent’anni sono stati ricoverato nella città partenopea per togliermi una parte del polmone che si era ammalato. È vero che mi davano medicine, ma la cosa che mi ha permesso di avere più forza è stata la mano degli infermieri dopo ogni puntura. Loro mi prendevano la mia e questa tenerezza umana fa davvero tanto“.
Un aneddoto che ha portato il Pontefice a chiedere a tutti gli operatori sanitari di curare non solo con i farmaci, ma “anche con lo stile che era molto caro a Dio: vicinanza, tenerezza e compassione“.
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