È lecito restare perplessi, dopo quanto deciso in seguito al petardo lanciato da un ultrà nerazzurro in Cremonese-Inter contro il grigiorosso Audero.
Ma che calcio è? Ma che Stato è? Fa rabbia, e non poco, vedere a come i tifosi organizzati dell’Inter godano di una vera e propria sorta di impunità, dopo quanto di grave accaduto a Cremona domenica scorsa. Il riferimento è al petardo lanciato da un supporter della curva nerazzurra presente in massa allo stadio Zini. Petardo che ha colpito il portiere della Cremonese, Emil Audero. Il quale per fortuna non ha riportato danni importanti.
La sanzione comminata a distanza di qualche giorno da questo episodio avvenuto in Cremonese-Inter è stata decisamente leggera. Il Ministero dell’Interno ha decretato il divieto di viaggiare in trasferta per gli ultras dell’Inter fino al 23 marzo prossimo. In aggiunta a ciò c’è anche il divieto di vendita, fino ad allora, dei biglietti per coloro che risiedono in Lombardia. Ed in tutta onestà è troppo poco, troppo poco. Potrà bastare tutto questo ad impedire ad un altro imbecille di lanciare un altro petardo? Ovvio che no.
L’Inter e la curva interessata hanno preso le distanze da quanto avvenuto, giustamente. Ma è indubbio che un episodio così grave avrebbe meritato ben altre conseguenze. Un solo mese e mezzo di stop, per un totale di appena quattro partite – a fronte di un grave rischio provocato ad Audero, che avrebbe potuto rimediare ferite anche importanti – non sembra per niente una sanzione consona.
E, sempre parlando nella maniera più oggettiva possibile, c’è la sensazione che con l’Inter si vada sempre con la mano leggera. Del resto ci sono dei precedenti che portano a pensarla così. E che sono anche alquanto recenti. L’anno scorso i nerazzurri se la cavarono con una sorta di scappellotto per i rapporti intrattenuti dal tifo organizzato interista con ambienti della malavita.
I legami tra ultras dell’Inter e diversi esponenti della ‘Ndrangheta sono cosa nota e comprovata. In quella occasione, con la Curva Nord e la cosca Bellocco che hanno avuto lunghi contatti quotidiani da tempo. Come ne uscì la squadra milanese in quella circostanza, nella scorsa primavera? Con una multa di 70mila euro (bruscolini per il club), un turno di squalifica per l’allora allenatore Simone Inzaghi e per Hakan Çalhanoğlu (che patteggiarono, n.d.r.) e con una multa per il vicepresidente, Javier Zanetti. Sanzioni tutte comminate dalla Procura Federale.
Chi tifa Napoli ricorderà bene quanto avvenne il 31 agosto 2008, con un episodio montato ad arte dai media che costò il diritto di viaggiare in trasferta per i tifosi azzurri. Si tratta del famigerato “assalto al treno” diretto verso Roma, visto che si giocava un Roma-Napoli. I media parlarono di devastazione perpetrata dagli ultras azzurri. Cosa che però si scoprì non essere vera. Eppure giustizia non venne fatta.
E poi c’è un altro episodio che solleva dubbi su quanto “tutelata” sembri essere l’Inter. E che fa riferimento alla brutta faccenda relativa alle immagini tv sulla bestemmia esclamata da Lautaro Martinez nello scorso campionato, dopo la sconfitta dell’Inter in casa della Juventus. L’attaccante argentino giurò di non avere esclamato alcuna espressione blasfema, ma fin troppi giorni dopo, alla fine la Procura della FIGC decise di “punire” l’interista con una multa di 5mila euro, frutto di un patteggiamento. Normalmente la cosa prevede la squalifica, che però in quella circostanza non ci fu.
E la sensazione generale fu quella di una vera e propria grazia concessa a Lautaro Martinez. Il quale giurò la propria innocenza sui propri figli. In un primo momento non si seppe che fine fece l’audio della ripresa tv, sparito come per magia. Ma che poi però saltò finalmente fuori. L’attaccante dell’Inter alla fine aveva mentito, accettando la multa impostagli. E francamente se la cavò con poco. Così come niente gli venne fatto a fine ottobre scorso in Napoli-Inter 3-1, dopo il deprecabile spettacolo messo in atto davanti agli occhi di tutti con i suoi insulti rivolti ad Antonio Conte. Il quale scandalizza quando parla, ed invece occorrerebbe riflettere meglio su altre situazioni e su altre persone.
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