Napoli si conferma cuore produttivo del Sud alla tappa di “Imprese Vincenti” 2026. Analisi dei dati di Intesa Sanpaolo e focus sulle PMI campane che guidano la crescita tra innovazione e turismo.
Napoli, non solo pizza e mare: ecco perché è diventata la “Capitale delle Imprese Vincenti“. Mentre i flussi turistici continuano a congestionare il centro storico, a pochi chilometri di distanza, tra i padiglioni di Città della Scienza, si sta scrivendo una narrazione diversa della città. Non quella della cartolina, ma quella del bilancio e dell’innovazione.

Complici diversi eventi alle porte, come la visita di Papa Leone XIV, o che avranno luogo in futuro, come la America’s Cup 2027, che si svolgerà a metà luglio dell’anno prossimo, il capoluogo della Campania sta conoscendo un rinnovamento sia in infrastrutture che nel modo di recepire l’importanza dei grandi appuntamenti.
La svolta: il “Modello Napoli” nel 2026
La decima tappa di Imprese Vincenti, il programma di Intesa Sanpaolo, ha messo a nudo un dato che noi osservatori del territorio sentivamo già nell’aria: la Campania (e Napoli in testa) ha smesso di essere la “Cenerentola” del Sud. Con una crescita dell’export locale che sfida le medie europee, le 10 PMI premiate oggi dimostrano che la vera forza della città è la sua capacità di ibridare la tradizione con la tecnologia.

“Non vediamo più solo il saper guardare all’oggi, ormai abbiamo sviluppato anche una vera e propria proiezione al futuro, che è fondamentale per continuare a lavorare al meglio” ha dichiarato durante l’apertura Giuseppe Nargi, Direttore Regionale di Intesa Sanpaolo. E i dati gli danno ragione: le aziende selezionate investono in media il 25% in più in digitalizzazione rispetto al resto del Mezzogiorno.
Perché questo successo ci riguarda tutti
Analizzando le eccellenze sul palco, emerge una tendenza chiara: il turismo record di questo aprile 2026 non è un fenomeno isolato. Le imprese vincenti oggi sono quelle che hanno saputo servire questa ondata: dalla logistica avanzata per il settore food all’artigianato digitale che esporta il lusso napoletano a New York e Dubai.
Il vero punto di svolta? La sostenibilità ESG. Per la prima volta, il criterio per essere “vincenti” non è stato solo il fatturato, ma l’impatto sociale. In una Napoli che lotta per l’equilibrio tra flussi turistici e vivibilità, vedere premiate aziende che rigenerano il territorio è il segnale che la strada intrapresa è quella giusta.
Una riflessione necessaria
Il rischio, in momenti di boom come questo, è l’auto-compiacimento. E questo non deve mai accadere, in nessun ambito. L’analisi odierna ci dice che il tessuto produttivo napoletano sta usando i fondi del PNRR non come assistenza, ma come leva per l’indipendenza tecnologica. Se Napoli vuole restare “vincente”, deve continuare a guardare oltre il Golfo, trasformando l’entusiasmo dei turisti in infrastrutture stabili per le sue imprese.
L’autore: Salvatore Lavino

Salvatore Lavino è un giornalista professionista che, dal 2009, racconta con occhio critico le evoluzioni del panorama italiano. Con un’esperienza trasversale che spazia dall’attualità alla cronaca, dalla politica allo sport, fino alla cultura e all’enogastronomia, Lavino si distingue per la capacità di connettere fatti apparentemente distanti. La sua scrittura è guidata dalla ricerca della precisione informativa e dal desiderio di offrire ai lettori chiavi di lettura imparziali e approfondite sulla realtà contemporanea.




