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Cronaca

Cosa sappiamo sulla maxi-inchiesta sull’università telematica per 4.200 iscrizioni irregolari: 40 indagati a Napoli

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Francesco Ferrigno

Migliaia di iscrizioni irregolari all’Università Telematica Pegaso per corsi di formazione degli educatori professionali socio-pedagogici e altre vicende relative a corsi di laurea, master e percorsi post laurea.

È questo il fulcro dell’inchiesta della Procura della Repubblica di Napoli che vede al momento 40 persone iscritte nel registro degli indagati. Tra i testimoni ascoltati c’è anche la Ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, estranea a tutti i fatti ipotizzati.

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Le iscrizioni irregolari sarebbero oltre 4200. L’inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Ferrigno e diretta dai sostituti procuratori Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock e Francescapaola Colonna Romano. I finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria hanno eseguito una serie di perquisizioni personali, domiciliari e informatiche.

Sono coinvolti ex dirigenti, funzionari amministrativi, referenti territoriali e persone esterne alla Pegaso ma collegate alla rete dei poli di orientamento convenzionati con l’Ateneo. Nel corso dell’indagine sono state già celebrate numerose udienze davanti al Tribunale del Riesame, chiamato a pronunciarsi sulle impugnazioni proposte contro i provvedimenti di sequestro e perquisizione disposti dalla Procura.

Si tratterebbe di casi isolati risalenti a diversi anni fa

L’Ateneo ha avviato un audit interno che ha portato alla presentazione di un esposto formale alle autorità, principalmente relativo ai controlli dei requisiti di iscrizione ad un corso professionalizzante. Si tratterebbe di casi isolati risalenti a diversi anni fa, e circoscritti a un numero molto limitato di studenti che hanno prodotto dichiarazioni mendaci ed ex dipendenti.

Tali dipendenti non sarebbero più associati all’istituzione, essendo stati allontanati a seguito delle verifiche interne e dei procedimenti disciplinari dell’Università. Tra gli indagati figurano anche Danilo Iervolino, fondatore e proprietario dell’Università Pegaso fino al maggio 2022, e Andrea Buonomo, già direttore operativo e commerciale del gruppo Multiversity.

Si tratterebbe di casi isolati risalenti a diversi anni fa – NapoliCityrumors.it

Le ipotesi di reato formulate sono, a vario titolo, associazione per delinquere, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e altri reati contro la pubblica amministrazione e la fede pubblica.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, basata anche su verifiche tecniche svolte dagli organismi istituzionali competenti, i fatti oggetto di contestazione sarebbero riconducibili al periodo in cui a guidare la Pegaso era Iervolino e sarebbero proseguiti anche negli anni successivi, fino a tutto il 2025, con l’obiettivo di accrescere la competitività dell’università sul mercato, ampliando la platea degli iscritti e incrementando i ricavi derivanti dall’offerta formativa.

Presunte carenze nei sistemi di controllo e vigilanza interni

Gli inquirenti contestano presunte carenze nei sistemi di controllo e vigilanza interni, nella gestione delle procedure di immatricolazione, dei rapporti con i poli territoriali convenzionati e nell’organizzazione dei corsi, dei tirocini e degli esami svolti a distanza. Il Ministero dell’Università è intervenuto sul settore delle università telematiche con il decreto ministeriale n. 1835 del 2024, che ha introdotto regole più rigorose per la didattica a distanza e previsto il ritorno degli esami in presenza come modalità ordinaria.

Un vero e proprio mercimonio di titoli accademici, come scrivono gli stessi inquirenti. – ha commentato Elisabetta Piccolotti di Alleanza Verdi e Sinistra – Ennesima conferma che spesso le università telematiche non sono altro che una grande truffa coperta dalla lobby dell’istruzione privata, che fa soldi a palate sulla pelle degli studenti e sacrificando la qualità della didattica. Sono anni che ci battiamo contro questa vergogna anche con una proposta di legge ignorata”.

Francesco Ferrigno

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