Sono partiti dall’Irpinia e da Napoli i componenti del commando che ha portato a termine l’attentato dinamitardo contro il giornalista Sigfrido Ranucci.
Un attentato di stampo mafioso sul quale ha aleggiato l’ombra del clan Moccia di Afragola, senza al momento riscontri. I mandanti dell’attentato, infatti, sono al momento ricercati. Facciamo un passo indietro per ricostruire l’intera vicenda. All’alba di oggi i carabinieri, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia (Dda), hanno arrestato i presunti autori del raid del 16 ottobre del 2025, compiuto contro l’abitazione del conduttore di Report a Pomezia.
Due degli indagati, marito e moglie, Pellegrino D’Avino e Marika De Filippi, sono residenti da circa due anni in un piccolo Comune irpino ai confini con la provincia di Napoli, Avella. Gli altri indagati sono Saverio Mutone, residente a Sperone, a pochi chilometri da Avella, e di Antonio Passariello, 53 anni, originario di Cicciano, in provincia di Napoli.
“Solidarietà e vicinanza a Sigfrido Ranucci. – ha detto il sindaco di Avella Vincenzo Biancardi – Ma l’immagine della comunità non può essere identificata con le vicende giudiziarie che riguardano singoli individui: Avella è una realtà composta da cittadini, associazioni, operatori economici che insieme alle istituzioni lavorano ogni giorno nel segno della legalità, della cultura e della valorizzazione del territorio“.
Gli indagati, a vario titolo, sono accusati di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, aggravati dall’aver agito in più di cinque persone e con modalità di tipo mafioso. In corso numerose perquisizioni da parte dei carabinieri nei riguardi di persone che potrebbero aver fornito l’esplosivo e garantito il supporto logistico al commando.
I sospettati avrebbero agito su commissione, in cambio di alcune migliaia di euro. Nelle 107 pagine di ordinanza cautelare della gip di Roma Iole Moricca, all’interno dell’autovettura monitorata è stata captata la conversazione tra Passariello: “No un regalo a me mi pagano, hai capito? Io i regali non lo faccio“.
Secondo gli inquirenti, insomma, il commando avrebbe agito su specifico mandato di terze persone, allo stato non identificate, come “favore” e dietro compenso economico. In una mail anonima, inviata lo scorso 6 aprile al pm di Roma Carlo Villani, si fa il nome di Antonio Passariello come esecutore dell’attentato a Sigfrido Ranucci. Una azione che sarebbe stata compiuta senza informare il gruppo criminale a lui riconducibile.
Nel messaggio, citato nell’ordinanza cautelare, l’autore ha scritto di voler “dare una mano a prendere quel deficiente che ha fatto quel casino fuori casa di Ranucci” e sostiene di “venderselo” perché avrebbe lavorato per il clan Moccia di Afragola senza avvisare i compagni con cui svolgeva altre attività malavitose. Dall’ordinanza del gip è emerso, però, che “allo stato, non è stata riscontrata alcuna appartenenza di Passariello al contesto criminale del clan Moccia di Afragola“.
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