Una telefonata, la voce di un falso maresciallo e il pianto di un complice che interpreta il figlio della vittima. “Mamma, aiutami”. Poi la richiesta di denaro, ovviamente “urgente”: servirebbe una cauzione per evitare il carcere dopo un grave incidente. È il copione attribuito a un’organizzazione specializzata nelle truffe agli anziani, con basi operative a Napoli.

I carabinieri di Trieste, insieme ai colleghi campani, hanno eseguito sei misure cautelari tra Napoli, Caserta, Isernia e Salerno nell’ambito di un’inchiesta denominata Fumo del Vesuvio 2. Tre persone sono finite in carcere, indicate come presunti vertici; per altre tre è scattato l’obbligo di dimora. Dieci persone sono state denunciate.
La telefonata e il colpo a Muggia
L’indagine è cominciata il 25 gennaio 2025 a Visogliano, quando un giovane arrivato dalla Campania avrebbe tentato di ritirare denaro e gioielli da due anziani coniugi. L’arrivo di alcuni amici avrebbe fatto saltare il piano. Il presunto corriere si sarebbe spostato a Muggia, dove una donna venne derubata di contanti e preziosi.
Pochi giorni dopo il giovane è finito in manette a Torino durante un altro presunto colpo. Aveva con sé gioielli per circa 33mila euro. Da quell’intervento i militari hanno ricostruito ruoli, contatti e spostamenti della rete.
Le centrali telefoniche a Napoli
Secondo la ricostruzione investigativa, i telefonisti lavoravano da centrali clandestine nel centro storico di Napoli. Cercavano sugli elenchi telefonici nomi di persone anziane e chiamavano i numeri fissi. Durante la conversazione, un complice simulava urla e pianti per aumentare la pressione emotiva.

Altri componenti procuravano schede telefoniche intestate a prestanome e automobili a noleggio. I corrieri raggiungevano poi le vittime per ritirare contanti, gioielli e carte bancomat con il pin. La telefonata proseguiva fino alla consegna, così da tenere occupata la linea, impedendo alle vittime di ripensarci o avvisare i parenti.
Diciotto episodi ricostruiti
L’inchiesta ha interessato Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Umbria, Marche e Campania. Il bilancio complessivo delle attività comprende otto arresti, 19 denunce e 18 episodi ricostruiti. Circa 50mila euro di refurtiva sono stati recuperati e restituiti ai proprietari.
Le forze dell’ordine raccomandano, di fronte a richieste di denaro da parte di qualcuno che chiama dicendo di essere un appartenente alle forze dell’ordine, di chiamare immediatamente il 112 oppure il familiare coinvolto, utilizzando – se possibile – un altro telefono.





