Alcuni esami utilizzati dalla commissione medica nel processo sulla morte di Diego Armando Maradona potrebbero appartenere al padre, Don Diego. L’anomalia è emersa durante l’ultima udienza davanti al Tribunale penale di San Isidro.

Le difese chiedono di accertare la provenienza dei documenti e valutano un’istanza di nullità. La Procura considera marginali quegli esami e ritiene intatta la propria ricostruzione. Il tribunale deve ancora pronunciarsi.
Il dubbio emerso durante la testimonianza
La questione è nata durante la deposizione del nefrologo Hernán Trimarchi, componente della Junta Médica Interdisciplinaria. Il medico avrebbe utilizzato risultati di laboratorio del periodo 2012-2015 per valutare la funzionalità renale di Maradona.
Gli avvocati Nicolás D’Albora e Agustín Varela hanno segnalato che i numeri identificativi presenti su quei documenti sarebbero diversi da quelli associati agli esami effettuati da Diego nel 2019 e nel 2020. Secondo la loro ipotesi, le analisi più vecchie potrebbero riguardare Don Diego, morto nel giugno 2015 dopo un ricovero al Sanatorio Los Arcos.
Le difese hanno chiesto una verifica presso la struttura sanitaria e l’acquisizione dei registri migratori. In quel periodo Maradona viveva a Dubai e tornò in Argentina per i funerali del padre. L’attribuzione delle cartelle resta da confermare.
Perché l’errore potrebbe pesare sulla perizia
La commissione medica concluse che l’assistenza fornita a Maradona durante il ricovero domiciliare era stata carente e che il decesso avrebbe potuto essere evitato. Quella relazione è uno degli elementi centrali dell’accusa, insieme alle testimonianze, ai messaggi tra i sanitari, all’autopsia e agli altri documenti clinici.

Per le difese, l’eventuale presenza di esami riferiti a un’altra persona potrebbe ridurre l’affidabilità delle conclusioni, soprattutto nella parte dedicata ai reni. La Procura sostiene che si tratti di pochi risultati di laboratorio, privi di un peso decisivo sull’impianto accusatorio. Sarà il collegio giudicante a stabilire quali valutazioni dei periti si basino su quei documenti.
Il precedente processo annullato
Il nuovo incidente arriva dopo la cancellazione del primo dibattimento. Nel maggio 2025 il processo fu annullato in seguito allo scandalo di una troupe che stava girando un documentario all’interno dell’Aula. Il secondo processo è iniziato il 14 aprile 2026 davanti a un nuovo collegio.
Alla sbarra ci sono sette professionisti sanitari, tra i quali il neurochirurgo Leopoldo Luque e la psichiatra Agustina Cosachov. Un’ottava imputata, l’infermiera Daiana Madrid, segue un procedimento separato davanti a una giuria popolare. L’accusa contestata nel processo principale è l’omicidio semplice con dolo eventuale.
Maradona morì il 25 novembre 2020, a 60 anni, durante la convalescenza dopo l’intervento per un ematoma subdurale. L’autopsia indicò un edema polmonare acuto provocato da insufficienza cardiaca, in un quadro di cardiomiopatia dilatativa.
Cosa può accadere adesso
Francisco Oneto, difensore di Luque, ha definito la situazione “inedita e scandalosa”, spiegando che le conseguenze processuali risultano ancora difficili da prevedere. Una nuova nullità però, richiede una richiesta formale e una decisione dei giudici. Il processo riprenderà giovedì. Prima di qualsiasi scelta, il tribunale dovrà verificare a chi appartengano gli esami e quanto abbiano inciso sulla perizia.





