Nella notte tra il 12 e il 13 settembre 2026, nei pressi di un locale pubblico in via Marconi a Torre del Greco, un 21enne del posto ha impugnato una pistola clandestina con matricola abrasa.
Il giovane ha esploso almeno cinque colpi d’arma da fuoco ad altezza d’uomo nel mezzo di un piazzale frequentato da giovani avventori. Il raid armato ha provocato il ferimento al piede destro di un passante 27enne del tutto estraneo alla vicenda, accompagnato d’urgenza all’ospedale Maresca e dimesso con sette giorni di prognosi.

I rilievi condotti sul campo dai carabinieri del nucleo investigativo di Torre Annunziata hanno consentito di recuperare sul luogo del delitto tre bossoli calibro 9. Le immagini registrate dagli impianti di videosorveglianza della zona hanno ricostruito la sequenza esatta dei fatti, rivelando un retroscena sconcertante sulla genesi dell’aggressione. I filmati mostrano un pestaggio di gruppo perpetrato ai danni di un ragazzo isolato, affrontato da una banda di coetanei in corso di identificazione.
“L’esplosione dei colpi di arma da fuoco da parte dell’indagato – è emerso dall’esame delle registrazioni condotto dagli investigatori – costituiva il culmine di un’aggressione perpetrata da un gruppo di giovani ai danni di un singolo giovane, reo di aver chiesto di accendere una sigaretta a causa del malfunzionamento del suo accendino“. La richiesta rivolta a una ragazza presente nel gruppo ha scatenato la reazione immediata del branco, culminata nella decisione del ventunenne di estrarre l’arma e fare fuoco ad altezza d’uomo per punire il gesto del coetaneo.
Il movente assurdo della sigaretta e la trappola del branco prima dell’agguato
Nelle prime fasi dell’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica, la sparatoria sembrava aver causato lesioni esclusivamente al 27enne incensurato colpito di striscio al piede. Gli accertamenti tecnici e le testimonianze raccolte hanno tuttavia dimostrato che il vero bersaglio dell’attacco era un altro ragazzo presente in via Marconi.
“L’azione delittuosa appariva aver avuto conseguenze lesive solo per un giovane totalmente estraneo ai fatti – hanno spiegato gli inquirenti della Procura della Repubblica – sebbene già dai primi accertamenti risultasse che il destinatario dei colpi d’arma da fuoco fosse un altro giovane“. Una volta individuato e interrogato dai carabinieri della Compagnia di Torre del Greco, il ragazzo ha negato in un primo momento di essere stato raggiunto dai proiettili. Notando il suo estremo pallore e lo stato di vomito, i militari lo hanno sottoposto ad un’ispezione personale, scoprendo un foro di entrata e uno di uscita all’altezza dell’inguine destro.

La svolta decisiva nelle indagini si è verificata nella serata di domenica 13 settembre 2026, quando i militari dell’Arma hanno eseguito il fermo di indiziato di delitto a carico del 21enne di Torre del Greco. La perquisizione domiciliare effettuata presso l’abitazione in uso all’indagato ha fornito riscontri schiaccianti, permettendo il recupero e il sequestro della pistola con matricola abrasa impiegata nella sparatoria e degli indumenti indossati dal giovane durante il pestaggio.
“L’indagato ha genericamente ammesso di avere esploso i colpi d’arma da fuoco – ha precisato la Procura della Repubblica in merito agli sviluppi dell’interrogatorio – sia pure negando di avere avuto l’intenzione di uccidere alcuno“. Gli elementi indiziari raccolti hanno spinto il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Torre Annunziata a convalidare il fermo. Nei confronti del 21enne è stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere con le accuse di tentato omicidio aggravato dai futili motivi, porto di arma clandestina e ricettazione della stessa.





