Per migliaia di famiglie dei Campi Flegrei arriva il primo spiraglio dopo settimane trascorse lontano da casa. Il sindaco di Pozzuoli Luigi Manzoni stima che entro la fine della settimana possa rientrare nelle proprie abitazioni una quota compresa tra il 10 e il 15% degli sfollati.
È ancora una previsione e al momento non c’è un calendario definitivo. Ogni rientro dipenderà dall’esito delle verifiche sugli edifici e dagli eventuali interventi necessari per renderli nuovamente utilizzabili.
Il dato assume un peso enorme in una crisi che coinvolge ormai circa 3.300 persone. Soltanto l’8 agosto gli sfollati censiti a Pozzuoli erano 1.995, distribuiti tra sistemazioni autonome, alberghi e Palatrincone, mentre 125 edifici risultavano interessati da sgomberi.
Il piano di rientro riguarda prima di tutto le case controllate che via via evidenzieranno condizioni di sicurezza o danni risolvibili velocemente.
Le verifiche post-terremoto seguono procedure specifiche. La scheda AeDES, utilizzata dalla Protezione civile, serve proprio a rilevare i danni e valutare l’agibilità degli edifici dopo un sisma. Un fabbricato giudicato utilizzabile può tornare ad accogliere i residenti; nei casi con criticità circoscritte possono servire interventi preliminari prima della revoca dello sgombero.
Proprio questo lavoro spiega perché il 10-15% indicato dal sindaco sia una stima e perché due famiglie residenti a pochi metri di distanza possano ricevere indicazioni differenti.
Sul territorio esiste anche una vera mappa della vulnerabilità dei Campi Flegrei, elaborata nell’ambito del piano straordinario nazionale. La Protezione civile ha suddiviso la zona interessata in 442 celle e raccolto informazioni su 9.078 edifici privati, classificando le aree in base alla probabile concentrazione di fabbricati vulnerabili.
Quella mappa, però, ha una funzione diversa dalle verifiche che stanno decidendo i rientri di questi giorni. L’analisi di vulnerabilità nasce da una ricognizione esterna e offre un quadro statistico del patrimonio edilizio; il giudizio sull’agibilità dopo le scosse passa invece attraverso sopralluoghi dedicati sugli immobili danneggiati. La stessa Protezione civile distingue espressamente le due procedure.
Per capire chi potrà tornare a casa entro domenica conta dunque l’esito del controllo sul singolo fabbricato, insieme alla possibilità di completare rapidamente eventuali lavori di sicurezza.
La dimensione dell’emergenza è cresciuta velocemente dopo la scossa di magnitudo 4.7 del 31 luglio. Il primo agosto la Protezione civile indicava circa 300 persone costrette a lasciare le proprie abitazioni e 26 feriti.
Con l’avanzare dei sopralluoghi il numero degli sgomberi è aumentato: il 6 agosto RaiNews riferiva già più di 1.700 sfollati e 66 edifici interessati da ordinanze o altri provvedimenti; due giorni dopo Pozzuoli aveva raggiunto quota 1.995 persone assistite.
Il meccanismo ha funzionato in entrambe le direzioni: nuovi controlli hanno portato nuovi sgomberi, mentre le verifiche più approfondite e le prime messe in sicurezza aprono adesso la strada ai primi rientri.
Per chi dovrà restare ancora fuori casa prosegue il sistema di assistenza. La Regione ha finanziato il contributo per l’autonoma sistemazione e attivato un accordo con Federalberghi per l’ospitalità temporanea, insieme agli spazi messi a disposizione nell’area dell’Ospedale del Mare.
Sul territorio restano aperti altri fronti: affitti diventati difficili da trovare, attività economiche penalizzate, ricadute sul turismo e collegamenti strategici con Ischia e Procida. Il porto di Pozzuoli aveva già subito uno stop immediatamente dopo il terremoto, creando problemi agli spostamenti verso le isole proprio nel pieno della stagione estiva.
Per alcune famiglie, però, la prospettiva cambia finalmente. Se le verifiche procederanno secondo le previsioni, entro domenica una prima parte degli sfollati potrebbe rimettere la chiave nella porta di casa. Per tutti gli altri continuerà l’attesa legata a sopralluoghi, lavori e provvedimenti di agibilità.
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