In media i lavoratori di Napoli riescono a risparmiare 2,3 ore alla settimana grazie all’impiego degli strumenti di intelligenza artificiale nelle pratiche professionali.
A certificarlo sono i risultati del sondaggio condotto da Adobe Acrobat nell’ambito della ricerca “L’ascesa dell’IA per i documenti“, svolta tra il 18 e il 22 aprile 2026 su un campione nazionale di 1.500 italiani adulti con focus sulle città principali.

L’indagine di Adobe Acrobat mostra un utilizzo diffuso dell’intelligenza artificiale tra i professionisti del capoluogo campano, applicata in una varietà di ambiti operativi. Le mansioni più frequenti riguardano la gestione dei documenti e la lavorazione di testi complessi per velocizzare la routine lavorativa.
“Il 31% degli intervistati la utilizza per la traduzione di contenuti – emerge dai dati estratti dall’indagine di Adobe Acrobat – il 30% per la revisione di testi esistenti e il 27% per riassumere report e file PDF“. L’operatività digitale prosegue poi con l’analisi di dati, scelta dal 24% dei lavoratori, la gestione della posta elettronica attestata al 23%, la compilazione di moduli con il 21% e la creazione di presentazioni, anch’essa al 21%.
I principali ostacoli operativi tra la paura degli errori e il vuoto di formazione aziendale
L’integrazione dei sistemi automatici si scontra con precise riserve di carattere metodologico e culturale all’interno dei contesti lavorativi. Un quarto degli intervistati nutre infatti perplessità sulla reale affidabilità dei risultati forniti dagli elaboratori elettronici.
“Il 25% indica la preoccupazione per l’accuratezza e gli errori negli output generati dagli algoritmi – segnala il report sull’adozione tecnologica a Napoli – mentre il 21% esprime una preferenza per l’apporto umano rispetto ai contenuti automatizzati“. A questo si aggiunge un vuoto organizzativo: il 20% evidenzia la mancanza di formazione e di linee guida aziendali chiare, il 17% dichiara incertezza su quali strumenti adoperare e il 16% manifesta timori per la sicurezza e la privacy dei dati.

La gestione delle informazioni riservate rappresenta un elemento di forte divisione tra gli operatori sanitari, amministrativi e aziendali. Il quadro emerso dal sondaggio mette in luce una frattura nell’approccio alla protezione dei file interni.
“Il 45% dei professionisti si dichiara a proprio agio nel condividere documenti sensibili con gli strumenti di IA – evidenziano le rilevazioni condotte su scala locale – contro il 41% che esprime una posizione più diffidente“. Di fronte a questa frammentazione, la formazione deve essere la priorità strategica per garantire un uso sempre più sicuro e consapevole delle nuove tecnologie.




