“Chi va cu ‘o zoppo impara a zoppichià”: una frase che spiega bene il peso delle compagnie

Un vecchio detto che ci ricorda come le persone che frequentiamo finiscono per influenzare il nostro modo di fare, nel bene e soprattutto nel male.

Avete mai fatto caso che quando uscite spesso con qualcuno che si lamenta sempre, dopo un po’ iniziate a vedere tutto nero pure voi? Ecco, a Napoli lo sappiamo da secoli e lo diciamo con una frase che non lascia scampo: “Chi va cu ‘o zoppo, impara a zoppichià”. Non è che vogliamo offendere chi cammina male, poverino, è solo un modo per dire che il comportamento degli altri è contagioso peggio di un’influenza a gennaio. Se stai sempre vicino a chi ha certe abitudini, prima o poi quelle abitudini diventano pure le tue, anche se pensi di essere immune.

Chi va cu ‘o zoppo impara a zoppichià napoli.cityrumors.it
Chi va cu ‘o zoppo impara a zoppichià napoli.cityrumors.it

Io per esempio avevo un amico che non arrivava mai puntuale, ma proprio mai. All’inizio mi arrabbiavo, poi però, senza neanche accorgermene, ho iniziato pure io a prendermela comoda. Mia moglie me lo diceva sempre: guarda che stai diventando come lui! Ed aveva ragione. Il bello di questo detto è che ti avvisa prima. Ti dice di stare attento a chi ti metti vicino, perché il carattere delle persone è come una macchia d’olio: si allarga e sporca tutto quello che trova intorno.

Imparare a zoppicare senza accorgersene

Questa saggezza popolare ci spiega che noi siamo un po’ come delle spugne. Non è che lo facciamo apposta, è proprio che il cervello umano cerca di imitare chi ha davanti per sentirsi parte del gruppo. Se i tuoi amici sono tutti tipi che passano la giornata a criticare gli altri, dopo un mese ti ritrovi pure tu con la lingua che taglia e cuce. È una cosa che succede piano piano. Magari la prima volta sorridi e basta, la seconda dici una parolina pure tu e alla terza sei diventato il capo dei criticoni.

Secondo me, il problema è che spesso sottovalutiamo quanto siamo influenzabili. Pensiamo sempre di avere la testa dura e che nessuno ci può cambiare, ma la verità è che siamo figli delle nostre frequentazioni. Se frequenti chi corre, alla fine ti viene voglia di correre. Ma se vai con chi zoppica, cioè con chi ha vizi o difetti pesanti, finirai per imitare quel difetto solo per non sentirti diverso. E la cosa peggiore è che a forza di zoppicare, poi ti dimentichi pure come si faceva a camminare dritti.

Mettere in pratica il detto dello zoppo oggi

Ma come si fa a evitare di prendere i difetti degli altri nella vita di tutti i giorni? Beh, il primo passo è guardarsi intorno con onestà. Bisogna avere il coraggio di capire chi ci sta portando verso l’alto e chi invece ci sta facendo zoppicare. Non dico di cancellare gli amici dalla rubrica, ma magari di non passarci ogni santa serata se vedi che l’aria che tirano non è quella giusta. Se sai che un gruppo di persone ti porta sempre a fare scelte sbagliate, allora è meglio che ti trovi un’altra compagnia che magari cammina più spedita.

Un’altra cosa importante è restare sempre un po’ “svegli”. Non bisogna mai spegnere il cervello quando si sta in gruppo. Bisogna imparare a dire: “No, io questa cosa non la faccio”, anche se tutti gli altri la pensano diversamente. È difficile, lo so, perché a nessuno piace sentirsi la pecora nera, ma è l’unico modo per non finire a zoppicare pure noi. Io dico sempre che è meglio camminare da soli che trovarsi in una banda di zoppi dove nessuno sa dove sta andando.

In fondo, la vita è già complicata di suo, perché dobbiamo pure andarci a cercare problemi che non sono nostri? Alla fine della fiera, se vuoi correre verso i tuoi sogni, devi assicurarti che chi ti sta accanto abbia delle buone scarpe e tanta voglia di camminare. Se invece vedi che qualcuno inizia a trascinare i piedi, beh, forse è il momento di allungare il passo e andare avanti per la tua strada. Perché poi a guarire da una zoppia presa per noia ci vuole troppo tempo e non ne vale la pena.